L`indecisione

Verrebbe da dire, se non fosse già stato detto troppe volte, che la speranza è la madre di tutti gli stolti.
Dovremmo avere una cieca fede nel domani, e nella donna e nell’uomo che dovrebbero questo domani costruire, per limitarci a SPERARE che succeda quella trasformazione radicale dell’esistente che come rivoluzionari crediamo necessaria per un vivere migliore.
Ideologie positiviste ed illuministe del passato hanno mostrato all’atto pratico tutta la loro inefficacia presente. Non stiamo andando verso un avvenire immaginifico e splendente, nè verso il “sol dell’avvenire”. Anzi. Dinnanzi a noi potrebbero schiudersi le incognite pur colme di opportunità di una guerra civile, con tutte le sue schizofrenie e difficoltà, cosiccome gli abissi di un nuovo oscurantismo dittatoriale.
Purtroppo, è questo il punto, sperare è esercizio privo di logica.
In effetti, l’esercizio del sperare è generato da emozioni irrazionali che ci fanno perdere di vista che esiste un problema pratico tra i nostri sogni e il realizzarli.
Questo problema pratico, evidentemente, è lo Stato.
O, per meglio dire, quell’insieme di rapporti autoritari e gerarchici che, al giorno d’oggi, trova maggior rappresentazione nel concetto-struttura di Stato.
Se vogliamo trasporre i nostri più sentiti sogni in evidenza pratica ed attiva, insomma, dobbiamo fare i conti con la stuttura megainvasiva che ha il compito di difendere e preservare l’immutare del potere.
Non basta sperare che una cosa succeda perchè questa accada.
Abbiamo un muro dinnanzi a noi, e dobbiamo essere in grado in primis di volerlo abbattere, e in secondo luogo di avere gli strumenti per farlo.
Solo quando diventiamo attori agenti per praticare i nostri sogni questi hanno una possibilità concreata di realizzarsi.
Questo prambolo serve a questa analisi per poter affermare che qualcosa, qualsiasi cosa nel limite del naturale (per i miracoli non ci siamo ancora attrezzati), potrà realizzarsi solo se coloro che la vorrebbero realizzata si rimboccano le maniche e agiscono senza la paura di sporcarsi il vestito buono.
Ecco, poco sopra si diceva che il problema pratico tra i nostri sogni e il realizzarli è lo Stato. Ma l’elemento centrale del potere dello Stato siamo noi. Meglio, è l’individuo.
Lo Stato è tanto più forte quanti sono gli individui che non solo lo sostengono convintamente ma anche solo non agiscono con convinzione per delegittimarlo.
Agire con convinzione non significa avere una linea decisa a priori. Agire con convinzione vuol dire sperimentare tutte quelle forme di rifiuto che l’individuo può e deve mettere in campo quando un ingerenza esterna vuole sovradeterminare i suoi desideri.
Non agire contro questa ingerenza equivale a rafforzarla. Il non agire contro la propria rassegnazione incide sulla lotta degli altri. Incidere negativamente sulla lotta degli altri significa ritardare la caduta dello Stato.
Ecco il problema!
Non basta purtroppo il voler vedere crollare l’edificio sociale autoritario che pretende di governare i nostri desideri, il rivoluzionario coerente cerca, qui ed ora, di delegittimare con i mezzi a sua disposizione il potere dello Stato e la sua legge, e tutti i suoi supporti “diritti”.
Non ha che un modo per farlo: non rispettare queste leggi e non considerare affatto questi “diritti”. Non volontà, non speranza ma azione, quotidiana e costante!
Tante volte non riusciamo a portare a termine compiti che, tutto sommato, a primo acchito ci erano sembrati abbastanza semplici. Basta una iniziativa od un presidio riusciti male, un nostro momentaneo spaesamento, il pensiero di essere soli a pensarla in una determinata maniera, e tutto sembra crollarci addosso con il fragore del nostro cuore che si spezza.
Questo perchè, nel fomentarsi da soli in un determinato momento, avevamo avuto delle aspettative diverse da come in effetti la realtà ci avrebbe dimostrato. Avevamo sperato.
Siamo ancora così legati, così costretti, da questa cultura della speranza, che quando la vita ci mostra una realtà differente, ANCHE I NOSTRI SOGNI SI ADEGUANO AD ESSA.
Ma perchè sperare, quando invece potremmo agire, dovremmo agire?
Perchè aspettare che qualcosa cambi in direzione dei nostri sogni, piuttosto che portare i nostri sogni sulla via dei desideri realizzati?
Non dobbiamo non avere sogni, dobbiamo non avere paura di realizzarli!
Tutto il tempo in cui l’individuo è impegnato a sperare, è tempo che sottrae all’azione.
Tutto il tempo in cui spera, è tempo in cui prega se stesso ad avere coraggio per fare.
Sperare è ingannare sè stesso/a. Sperare è ingannare gli altri.
Sperare, spesso, è la modalità con cui un codardo trova l’alibi per vivere bene in un mondo che non gli piace.

 

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